Nuova Biblioteca Educativa ed istruttiva per le Scuote N. 161. (Pubblicazione periodica - Esce il 20 d'ogni mese) N. 161. N. R. D'ALFONSO IL PARLARE, IL LEGGERE E LO SCRIVERE NEI BAMBINI SAGGIO DI PSICOLOGIA PEDAGOGICA q i t\\\ MILANO-ROMA Enrico Trevisini, Editore 1889 N. R. D'ALFONSO IL PARURE, IL LEGGERE E LO SCRIVERE NEI BAMBINI SAGGIO DI PSICOLOGIA PEDAGOGICA Estratto dalla Ricista Italiana di Filosofia — Roma. .MILANO-ROMA Enrico Tre.visini, Editore ■'■ ■'■"'•" : . 1889 ; " •■ • : ss V Roma 9-S9. — Tip. delle Terme Diocleziano di G. Balbi Il parlare, il leggere e lo scrivere nei bambini- (Saggio di psicologia pedagogica) I. Il parlare, il leggere e lo scrivere sono tre funzioni, di cui la seconda è più complessa della prima, e la terza è più complessa della seconda e della prima. Per imparare perciò a parlare si richiedono minori condizioni fisio-p°icologiche che non per imparare a leggere; e per imparare a scrivere si ri- chiedono più condizioni funzionali che non per imparare a parlare ed a leggere. È necessario perciò che il bambino im- pari a parlare prima d'imparare a leggere; ed a leggere prima d'imparare a scrivere. Gome è noto, queste tre funzioni appartengono a quell'or- dine dei fenomeni psichici che son detti di estrinsecazione o che presuppongono una certa organizzazione interiore dei fatti psichici, senza la quale non potrebbero prodursi ; perchè man- cherebbero di un qualcosa d'interno di cui sono la manifesta- zione. È noto ancora che questa organizzazione interiore dei fatti psichici non può darsi senza un altro ordine di fenomeni psichici, che è suo presupposto, e che è detto di recezione (sensazioni e percezioni) (l); e che questi tre ordini di fatti psichici, di recezione, di organizzazione interna e di estrinse- cazione, si svolgono insieme solidalmente; per cui ad un dato grado di sviluppo delle funzioni interiori va connesso un dato (1) V. il mio opuscolo Pensiero e Linguaggio: Torino, G. B. Parayiq. e P-, }887. 4 ìl parlare, il leggere " "" " altro grado di sviluppo delle funzioni di esplicazione, come di recezione; e così di seguito. È un fatto di esperienza Comune che il bambino nei primi mesi di sua vita non emette alcuna parola; e ciò perchè mancano le condizioni psicologiche interiori che rendano pos- sibile la parola esteriore. E, perché queste condizioni in- terne mancano, si ha di più che il bambino a cui si parla o che ode parlare è completamente estraneo al significato delle parole che ode. E nondimeno, poiché la pjrola emessa è la estrinseca/ione della parola che si ode, quando il bambino è più inoltrato nei mesi ed è atto ? compiere un certo lavoro psicologico, afferra e conserva l'immagine fonica delle parole ; e l'immagine fonica delle parole, che si conserva, potrà più tardi, date nuove condizioni fìsio-psicologiche, essere estrin- secata; pfT cui l'organo dell'udito è il primo fondamento per imparare a parlare, e, qiando quest'organo non funziona, il bambino rimane muto. Similmente quel bambino che, pure avendo l'organo dell'udito integro, vien cresciuto in un ambiente muto di linguaggio, finché questo stato dura, non imparerà a parlare. Potrà solamente imparare a riprodurre i rumori od i suoni che ode d'intorno a lui od emetterà solamente alcune voci. D'altra parte il linguaggio o la serie delle parole di cui il linguaggio risulta, se lo si considera per sé solo e non come una s^rie di segni o di simboli delle cose, è una semplice serie di suoni senza valore. E il bambino che arriverà a pro- nunziare parole od a parlare senza conoscere od intendere le cose e l'azione che le parole esprimono, ripeterà semplice- mente, non intenderà le parole che pronunzia. Così un buon metodo per fare pervenire i bambini a parlare si ha allora quando si concilia l'apprendimento delle parole con l'appren- dimento delle cose che esse esprimono. ,Ma a principio il bambino può avere appreso l'immagine della cqsa e del suo movimento prima di avere appreso la - E LO SCRIVERE NEI BAMBINI .) parola che a quella corrisponde, come può avere appreso la parola a cui non corrisponde la cosa che essa significa; in un fatto più complesso può avere appreso l'immagine della parola rispondente alla cosa e può non sapere rendere questa parola. E ciò, perchè rendere la parola è un lavorìo molto piti complesso e difficile che non acquistare l'immagine della cosa e l'immagine della parola che le corrisponde. Per questo la prima cura che bisogna avere quando ci proponiamo di avviare i bambini a parlare si è quello di pronunziare bene innanzi a loro alcune parola, mostrando loro gli oggetti a cui esse corrispondono. Così avviene un lavorìo associativo nel- l'animo del bambino tra la parola e la cosa che le corrisponde, di modo che, sempre che egli poi vede l'oggetto, questo gli richiama l'immagine della parola ad esso associata, come la parola gli richiama l'oggetto. Quei bambini che, al primo spu .- tare dalla loro coscienza, non sono sottoposti da coloro che nella famiglia li circondano, e più tardi nella scuola, a questo lavorìo oggettivo (per cui anche devonsi l'are manifestare le principali proprietà degli oggetti e le parole corrispondenti alle proprietà), quei bambini avranno un campo psicologico molto povero d'immagini, di cose e di parole; e lutto lo svi- luppo psicologico verrà ritardato, dovendo allora il bambino, piuttosto che giovarsi immediatamente dei frutti dell'esperienza altrui, imparare a propria esperienza e secondo che il caso lo metta in rapporto colle cose e gliene faccia più o meno tar- divamente apprendere le proprietà e le parole corrispondenti. Ma, oltre a ciò, il bambino è indotto, fin dai suoi primi mesi, istintivamente, a rendere ed a riprodurre anche esso coi suoi organi le parole che ode. Ed è in questo lavoro che in- contra grandi difficoltà; perchè egli non può riprodurre a prima giunta e bene una data parola; ma a mano a mano è atto a rendere prima una serie di pure voci indeterminate, e poi più o meno determinate, il più semplice lavoro fonico che possa 6 IL PARLAJFU2, IL LÉGGlìKli l'are, comune agli animali. La voce, in generale o indetermi- nata, implica una vibrazione espiratoria principalmente delle corde vocali; ma, se a questa vibrazione si unisca uno spe- ciale accomodamento linguale e labiale che modifichi la voce primitiva e dia speciali tipi di voce, si ha allora una voce de- terminata che è quel che si dice una vocale. II. Questo lavoro di accomodazione va crescendo ed è reso più difficile dalla pronunzia della vocale A, all'O, all'L 7 , all'I? ed all'/, essendo queste le principali voci determinate fondamen- tali, mentre le vocali intermedie a queste possono nelle varie lingue ascendere complessivamente .sino a Irenfa. Ed in fatti per rendere la vocale A bisogna compiere una emissione fonica a bocca interamente aperta. Per VO bisogna invece restringere ed allungare l'apertura boccale, spingendo alquanto indietro il corpo della lingua. Per VU bisogna ancora più restringere ed allungare l'apertura boccale, spingendo ancora più indietro il corpo della lingua. Per rendere poi la vocale E bisogna semi- chiudere l'apartura boccale, spingendo leggermente in fuori ciascuno dei due angoli che le labbra formano a destra ed a sinistra, e nell'istesso tempo abbassando un pochino la punta della lingua e conlraendo ed insensibilmente spingendo al- quanto in alto il corpo di essa. Per la pronunzia poi dell'/ si richiede che il corpo della lingua, contratto, si avvicini molto al palato duro in modo che la emissione fonica si compia attraverso ad uno spazio boccale ristretto e lungo. A principio queste vocali sono pronunziate isolatamente l'una da l'altra e solo in un più complicato lavorio fonico se ne può rendere una subito dopo un'altra, pronunziando quel che si dice un dittongo. In alcune lingue poi si possono rendere delle vocali complesse, risultanti da due o tre vocali primitive e insieme E LO SCruVERE NEI BAMBINI 7 da una vibrazione più o meno alta o bassa delle corde vocali. Più tardi il bambino è atto a produrre speciali suoni in- sieme con le voci che emette, facendo vibrare l'aria espiratoria attraverso afi un restringimento che si produce mediante sp3- ciale contrazione delle labbra e della lingua, insieme con speciali vibrazioni di questi organi. Ora questa può situarsi colla sua punta dietro una leggiera fessura che si produce tra i denti incisivi superiori e gl'inferiori, o può formare una fes- sura coi denti incisivi superiori; e può spingersi indietro, av- vicinandosi molto al palato posteriore o molla. Si ha così una serie di suoni che il bambino può pronunziare, facendoli in- sieme precedere o seguire da vocili, e che costituiscono le cosi dette consonanti e che, secondo lo speciale restringimento degli organi per cui son prodotti, si dicono: Labiali (P, B, F, V, W, M, R labiale che non si trova nelle lingue europee). Di queste peiò la F, la V, e la W si producono facendo vibrare l'aria attraverso ad una leggera, fessura che si produce tra il labbro inferiore ed i denti incisivi superiori. Inoltre la pronunzia della consonante M è accompagnata da una risonanza del cavo faringeo per un rilasciamento che si produce del velopendolo del palato. Linguali (T, D, S. Z, L, Ci, Gi, Sch dura, Th inglese, N, R linguale). Di queste la T, la D, ed il Th si producono facendo vibrare l'aria attraverso ad un ristretto forame che si forma tra la lingua ed i denti incisivi superiori, mentre la S e la Z si producono per una vibrazione alta dell'aria espiratoria at- traverso ad una fessura che si forma tra i denti incisivi supe- riori e gl'inferiori d'innanzi, e la lingua di dietro. La L, la Gi, la Gi, la R linguale, la Sch tedesca che sta tra la S e la C, si producono attraverso a forami che si fanno tra la lingua e la parte anteriore del palato duro. La N poi è più o meno accompagnata nelle varie lingue da una risonanza del cavo fa- ringeo per un maggiore o minore rilasciamento del velo palatino.